Si avvicinano le Regionali 2010

Sulle regionali bisogna partire dalle certezze un po’ noiose, le regole.
Anzitutto c’è il turno unico, non il ballottaggio che fa scomparire le liste e confrontare solo i due candidati più votati. Già questo indica che il peso del candidato è minore rispetto ai sindaci e che la costruzione delle liste è più importante che non per le comunali.
Poi va rilevato che, come per i comuni, si possono dare due voti diversi, anche opposti, al presidente e a una lista, anche non collegata a lui. Si può anche dare un voto solo: se lo dai alla lista vale automaticamente anche al candidato presidente collegato, se lo dai al presidente vale comunque ai fini della vittoria. Alla fine però, diversamente dai comuni, non c’è mai la cosiddetta anatra zoppa: il premio va al candidato presidente con più voti, sommando i suoi con quelli delle sue liste.
Passiamo quindi dalle regole alle regolarità. La grande maggioranza degli elettori dà solo il voto di lista, oppure due voti coerenti, il che produce i medesimi effetti.
Una quota minima dà due voti incoerenti, di solito perché dà un voto amicale con la preferenza e un voto politico per il candidato presidente. Questa scelta, anche se minima, vale però doppio: infatti si tratta di un voto sottratto agli uni e aggiunti agli altri. Se le liste di Polverini avessero il 50% e quelle Bonino il 48%, e se l’1% praticasse il voto disgiunto a favore di Bonino, il risultato diventerebbe 49% a 49%.
Per questo un po’ di campagna mirata per illustrare questa possibilità è opportuna, anche se non è di per sé risolutiva.
Sono invece molti di più gli elettori che votano solo il presidente, in genere intorno al 10%.
La volta scorsa nel Lazio furono il 14%. È qui che si può recuperare di più, anche se il fenomeno tende a bilanciarsi: lo fanno elettori di entrambi gli schieramenti che decidono di votare per la competizione più importante e che peraltro è molto più chiara nella sua bipolarizzazione rispetto alla frammentazione delle liste. Nel 2005 Marrazzo vinse nel Lazio perché passò dal 48,4% sulle liste al 50,7% grazie al bonus dei voti sul solo presidente. Nel complesso, però, tra voto disgiunto e voto solo al presidente è sbagliato attendersi una correzione di più di 4 punti rispetto ai voti di lista: per questo per le regionali è prioritario costruire liste competitive, mentre i sondaggi sui soli candidati presidenti, come se si votasse con due schede separate, rischiano di indurre a gravi errori di valutazione, come capitò nel 2000 quando il presidente del consiglio D’Alema si dimise anche per previsioni diffuse alla vigilia del voto che indicavano il centrosinistra vincitore addirittura in Veneto. Il sondaggio tra Cacciari e Galan dava infatti vincente il primo, ma ciò significava solo che i voti al solo presidente e i voti incoerenti erano a suo favore, non tali però da capovolgere il distacco tra le liste.
Tra le regolarità vi è poi il fatto che la partecipazione al voto non è altissima, sta in genere sul 70%, dieci punti in meno rispetto alle politiche. Per questo pesa molto non solo la capacità di sfondare nell’elettorato incerto, ma anche la mobilitazione del proprio, e ciò spiega perché sia stato particolarmente opportuno ricorrere alle primarie, anche solo al fine di coinvolgere sin d’ora quote rilevanti di elettorato. Teniamo conto, ad esempio, che in Puglia si vincerà con circa un milione di voti e che le primarie ne hanno mobilitati già 200.000, il che non sarà affatto irrilevante.
Queste riflessioni possono però condurre a un mito erroneo, quello per cui, stante il maggior peso delle liste, il risultato sia meccanicamente dipendente dall’ampiezza delle coalizioni a causa della forte vischiosità dell’elettorato italiano. In verità non solo essa è minore in tutte le elezioni diverse dalle politiche, ma soprattutto scende quando mutano le coalizioni. È errato pensare che gli elettori seguano pedissequamente le scelte di vertice dei dirigenti del partito che votano tradizionalmente.
Le liste pesano di più, ma il voto di lista non è scontato, meccanico.
Lo abbiamo visto anche alle politiche non solo sull’estrema sinistra (che una parte degli elettori vota solo se sta in coalizione, altrimenti usa il voto utile a favore del Pd), ma anche nel caso dell’Udc: il fatto che nel 2008 quel partito fosse fuori dal centrodestra ne ha mutato considerevolmente l’elettorato. Ha perso non pochi voti a destra perché, costretti a scegliere, una quota che votava Udc quando era alleata a Berlusconi si è spostata sul Pdl, che è stata parzialmente bilanciata da una quota di provenienza Margherita, attratta dalla nuova posizione indipendente. Ora in queste regionali l’offerta delle coalizioni e dei candidati presidenti è diversissima: quindi potrebbero verificarsi risultati non scontati e non meccanicamente legati all’assemblaggio realizzato tra i partiti.
Attenti quindi a regole e regolarità, ma anche a miti erronei.

Elezioni regionali 2010

     Si voterà in 13 regioni italiane a fine marzo (ma anche in alcuni Comuni e Province). In ballo ci sono presidenze di peso e Regioni fondamentali e dal forte valore simbolico come Lombardia, Piemonte, Veneto, Puglia, Toscana, Puglia e Lazio (senza nulla togliere alle altre).

    Il quadro completo delle candidature ancora non si è definito e per il momento tutto ruota intorno alle alleanze, soprattutto alle scelte dei centristi di Casini e Cesa, che devono decidere regione per regione in base al candidato e, verosimilmente, alle offerte di Pd e Pdl in termini di assessori e potere. Una questione ancora più ingarbugliata a causa della faida interna al partito democratico (i bersaniani sembrano più inclini ad una alleanza che non escluda le varie sinistre, cosa che però mette a repentaglio la grossa con l’Udc) e dal clima un poco avvelenato che sembra appestare i popolani della libertà a causa dello scontro tra Finiani e Feltriani.

    Per suggellare definitivamente la fine della politica e di ogni sua ragione di esistere, il dibattito sulle alleanze ha eliminato del tutto una semplice ma essenziale domanda: per quale ragione si fanno questi accordi? Con quale prospettiva? Se l’Udc si allea con il Pd in Puglia e con il Pdl in Calabria, significa che le prospettive di sviluppo e di governo di Democratici e popolani della libertà sono esattamente le stesse? Perché un conto è la fine delle ideologie, ma un altro è la palude melmosa in cui tutti si alleano con tutti al solo scopo di conquistare una poltrona, senza nemmeno la necessità di spiegare cosa vogliono farsene.

Ma è solo “colpa” di Berlusconi?

 

    Chi semina vento raccoglie tempesta. E’ l’accusa che le “due parti” si rimpallano dopo il fattaccio di Milano. Ancora una volta si confonde l’effetto con la causa. L’effetto è il “Duomo” tirato in faccia al Premier, il caos di questa politica senza politica, che chiama “nemico” l’avversario, negandogli la legittimità di esistere e di governare.

    Ma la causa non è il “carattere” presidenzialista di un Berlusconi o quello giustizialista di un Di Pietro, bensì questo “bipolarismo” Made in Italy, fasullo e pieno di germi infetti.

    Può reggere un sistema politico basato sulla demonizzazione dei partiti e del Parlamento, sull’affermazione di una personalizzazione esasperata della politica, senza idee e senza confronto? Stefano Folli sul Sole 24 Ore ha sintetizzato: “Il volto sanguinante di Berlusconi simboleggia il fallimento della Seconda Repubblica che doveva garantire un bipolarismo maturo e un confronto sereno tra due schieramenti, mentre invece ha dato luogo ad un conflitto perenne ed estenuante”.  Tutto qui. Ora, nessuno e nessuna parte ascolterà i saggi e fermi ammonimenti del Presidente Napolitano.

    Berlusconi deciderà in queste ore se portare all’incasso (con elezioni anticipate) l’aggressione di Milano o tirare a campare, stringendo i “bulloni” per fare con “le buone” le cose che molti dei suoi falchi vorrebbero fare con “le cattive”.

Rutelli chiama Fini “Lo aspetto per un nuovo schieramento”

    I sondaggi di oggi riflettono le acque visibili, ma non colgono il maremoto imminente. C’è un grandissimo spazio per una diversa offerta politica: lo vediamo chiaramente sui territori. Anche il successo della Lega, a suo modo, riflette questi bisogni. Il 35-40% di italiani che non si dichiara nei sondaggi viene sempre classificato come all’interno dello schema bipolare esistente. Ma non è così: il bacino potenziale della nostra iniziativa guarda a un’aggregazione politica diversa e piu’ moderna".

    Lo dichiara, in una intervista a "Il Sole-24 ore", Francesco Rutelli, alla vigilia del lancio, a Parma, di "Alleanza per l’Italia". Dopo aver dato la sua valutazione sulle rivelazioni demoscopiche, Rutelli rivolge segnali di attenzione verso l’ex leader di An: "L’approdo verso un nuovo schieramento e’ praticamente naturale. Io non dico nulla di piu’. Aspetto. Pensa di continuare a lungo ad essere una delle piu’ amate icone della sinistra e puntare ad ereditare la guida del centro-destra? A mettere in campo una rottura profonda, direi quotidiana, con il premier e costruire la futura leadership del Pdl? Da ex coautore della legge Bossi-Fini, a dissociarsi quotidianamente da Bossi, a partire dai temi dell’immigrazione, restando tutt’uno con la Lega?". Per Francesco Rutelli, leader di Alleanza per l’Italia, per l’ex leader di An "l’approdo verso un nuovo schieramento è praticamente naturale. Io non dico nulla di più. Aspetto".

Nasce il nuovo o vecchio minestrone comunista

 

     Ogni tanto qualche notizia viene fuori dalla galassia comunista. Dopo la tragica esclusione dal Parlamento del 2008 i comunisti duri e puri hanno perso sempre di più importanza nel panorama politico italiano. A parte qualche uscita demagogica e un po’ di antiberlusconismo per farsi sentire, raramente si sentono novità rilevanti dalla sinistra estrema.

     Ma ora è il momento della nascita (o rinascita) di un’aggregazione di partiti: Federazione della Sinistra. Ne fanno parte Prc-Se di Paolo Ferrero, Pdci di Oliviero Diliberto, ‘Socialismo 2000′ di Salvi e ‘Lavoro e Solidarieta” di Patta. A parte gli ultimi 2 movimenti che sulla carta non hanno manco mezzo voto, in pratica si può dire che si chiude definitivamente la divisione tra i comunisti più radicali. Le parole d’ordine sono sempre le stesse

   È tempo di smetterla con le divisioni a sinistra. Parte un processo costituente aperto a tutti. In piazza al No B day ci saremo, con le nostre bandiere. Non temiamo la concorrenza di Di Pietro. Abbiamo solo paura di quando la sinistra non c’è, siamo ben contenti quando c’è sovraffollamento, pensiamo che se si radicalizza l’opposizione è un bene. Escludere i comunisti dalle istituzioni significa escludere tutti quegli italiani che sono contro la guerra

   Insomma i soliti slogan con una venatura più antiberlusconiana che va di moda in questo periodo. Il congresso fondativo del nuovo partito che intende dare una rappresentanza a tutti gli elettori che non hanno mai ripudiato il simbolo storico del comunismo ci sarà nel 2010.

   Torna quindi l’unità della sinistra radicale che cercherà di ottenere più decimali delle altre numerose sigle rosse e di sinistra che si contendono lo stesso elettorato nostalgico.

Doveva essere il giorno del grande strappo e dell’annuncio del suo addio al Pd, ma alla fine Rutelli ha scelto di rimanere in silenzio

 

     Doveva essere il giorno del grande strappo e dell’annuncio del suo addio al Partito democratico, ma alla fine Francesco Rutelli ha scelto di rimanere in silenzio, lasciando che a parlare fossero i suoi compagni dell’Associazione del buon governo, presentata oggi a Palazzo Ruspoli insieme al documento programmatico che segna l’atto di nascita di quello che, di fatto, è un partito in embrione.

     Un documento snello di una sola pagina, accompagnato da 11 firme tra cui spiccano quelle di Bruno Tabacci, deputato Udc, di Lorenzo Dellai, presidente della Provincia autonoma di Trento e fondatore della Margherita – ambedue presenti all’incontro con la stampa -, del sindaco di Venezia Massimo Cacciari e dell’ex ministro agli Affari regionali del governo Prodi, Linda Lanzillotta. Oltre a quella di Francesco Rutelli, che ascolta, senza prendere la parola, e incassa le lodi dei presenti.

     "L’enzima che ha prodotto questo gruppo di lavoro", lo definisce Andrea Mondello, che poi cita Voltaire e spiega: "Non stiamo invitando gli italiani a cercare nuove terre ma ad avere nuovi occhi".

     "Quello presentato oggi è l’inizio di un percorso politico, niente di più e niente di meno", ha detto Lorenzo Dellai. "Niente di più nel senso che il lavoro da fare è molto, anche se i primissimi segnali di interesse ci fanno essere fiduciosi; ma niente di meno perché quello che abbiamo deciso da fare non è un club di riflessione culturale, né ci interessa fare un piccolo partitino degli scontenti", ha continuato.

     Alla base c’è un’idea comune della crisi che attanaglia il paese: "In Italia siamo nel mezzo di una ‘Guerra dei quindici anni’ che si ostina a non finire: che anzi continua a radicalizzarsi e sta sfibrando le istituzioni, l’economia e il tessuto sociale", si legge nel documento.

     Destra e sinistra, secondo i firmatari, hanno fallito; la prima perché pur essendo fornita di un "capo indiscusso, una larga maggioranza in Parlamento e significativi consensi popolari" non riesce a governare, la seconda perché priva di una cultura politica originale e pertanto incapace di fornire un’alternativa politica.

     Un argomento, quello del fallimento del bipolarismo all’italiana, sul quale ha insistito Tabacci, che ha denunciato "la personalizzazione estrema che il sistema democratico italiano non conosceva, importato da altre realtà come il sistema americano o quello russo".

     In questo vuoto, c’è uno spazio di manovra. "Occorre costruire una nuova offerta politica. C’è un largo spazio di opinione insoddisfatta e di potenziali consensi per chi sappia rappresentare in modo credibile l’interesse generale e organizzare le nuove opportunità del futuro".

Rutelli lascia il Pd?: "Percorso diverso, con persone diverse"

 

     "Mettiamo insieme le persone che vogliono ragionare e che vogliono costruire insieme un’offerta politica all’altezza delle grandi difficoltà e anche delle grandi capacità che ha l’Italia". Così Francesco Rutelli, dal palco del Teatro Franco Parenti, spiega quali potranno essere i prossimi scenari della politica. Dopo le frasi apparse sulla possibile uscita dal Pd per un’alleanza con Casini, Rutelli frena ma senza fornire molti dettagli. Si limita a ripetere che c’è bisogno di "iniziare un tragitto differente, unendo persone diverse". "Lo dico pubblicamente. In qualunque iniziativa dovesse nascere, non sarò – puntualizza – colui che la incarna e che la rappresenta, ma mi metterò al servizio di un trasparente tentativo di dare a questo Paese un’offerta politica che permetta di governare l’Italia, domani o dopodomani, senza lasciarla nelle mani di un populismo che sta logorando irrevocabilmente il Paese, l’economia, la società, lasciando crateri e non orizzonti per il futuro della politica".

     "La risposta della politica che si limita a dire, da una parte c’è la destra e dall’altra c’è un centrosinistra, che fondamentalmente ripercorre le strade del passato, trascura la gravità di uno scenario come quello che si sta realizzando sotto i nostri occhi". Per questo motivo, secondo Francesco Rutelli, c’è bisogno di "iniziare un tragitto differente, unendo persone diverse, che hanno culture diverse e la capacità di mettersi al servizio del cittadino operosamente". Rutelli cita poi una frase di Aldo Bonomi per spiegare a chi si rivolge: "l’Italia operosa e non l’Italia del rancore". Francesco Rutelli spiega così le sue dichiarazioni, apparse lunedì, su una possibile uscita dal Pd di Bersani. Anche se sulle alleanze future al momento non si sbilancia. Rutelli sottolinea che il Paese si trova in grande difficoltà economica e sociale e che c’è "uno spostamento politico di cui gran parte dei cittadini non si accorge, calati come sono nel conflitto in corso nel Paese.
     Il centrodestra – ha aggiunto Rutelli – diventato destra e il centrosinistra, imperniato sul Partito democratico che ritrova le sue fondamentali ragioni di sinistra riformista, alleato con il movimento dipietrista, comportano che l’offerta politica del nostro Paese sia cambiata da persone di buona volontà e di razionalità, consapevoli che c’e’ un altro grande rischio davanti a noi: che l’Italia si divida oltre alle mille microfratture che si registrano ogni giorno. Prevedo che di fronte alla Lega che diventa il contraente decisivo della destra al nord, potremmo avere in tempi molto rapidi la nascita di un partito del sud. Se avremo un cambiamento dello scenario politico italiano tutto interno alle file della destra, un centrosinistra, che diventi sinistra, non avrebbe parole decisive da spendere e si ritroverebbe in minoranza".

     "Qualunque cosa accada nei prossimi mesi, io mi aspetto una sorpresa positiva da Bersani". Da Francesco Rutelli arriva una manifestazione di stima per il neosegretario Pd, nonostante le perplessità sollevate per lo spostamento del partito a sinistra. "Tutti coloro che sono andati alle primarie – ha aggiunto – si augurano una sorpresa positiva". Le sue riflessioni sul futuro del Pd dunque, non devono essere interpretate come "una dichiarazione di sfiducia, anzi, sono il riconoscimento di un carattere di serietà e affidabilità per poter governare il partito democratico". Francesco Rutelli si spinge anche oltre e fa alcune previsioni sul "rapporto del Pd con le sinistre sparse: si riunificheranno. E probabilmente e’ utile che avvenga". Le altre previsioni dell’ex ministro riguardano i rischi che si trovera’ ad affrontare il neo-segretario Bersani e che riguardano soprattutto l’atteggiamento di Di Pietro. "Di Pietro dirà che lui è l’unica vera opposizione – ha concluso Rutelli – ci ritroveremo con un’opposizione, una minoranza, che si occupera’ soprattutto di fare le bucce al suo principale alleato".

     Buttiglione”Rutelli faccia il grande centro con noi. "Benvenuto a Rutelli. Non gli chiediamo di entrare nell’Udc, che già esiste, ma di fare con noi un partito nuovo e più grande", la Costituente di Centro. L’invito arriva dal presidente dell’Udc Rocco Buttiglione, secondo cui "la vittoria di Bersani sposta a sinistra l’asse del Pd e quindi, inevitabilmente, mette in libertà energie di centro, che sono prigioniere della costruzione prodiana".
     "Non penso che sarà solo Rutelli ad aderire a questo progetto, né credo che vi aderiranno esclusivamente politici del Pd", dice Buttiglione in un’intervista a Libero. "Anche nel Pdl quelli che fanno politica seriamente faticano a rimanere in un partito in cui Berlusconi è il numero uno e tutti gli altri sono nessuno, in cui gli passano davanti persone con meno meriti di loro ma più vicine al capo".

I tre soldatini di piombo del Pd fanno il gioco delle tre carte

     In un hotel romano Bersani ripescava Prodi, Franceschini recuperava Veltroni, Marino ricopiava se stesso, giocando tutti e tre ai soldatini di piombo, il premier sparava le nuove “atomiche” per l’ultima battaglia. Vuole spegnere tutte le lampadine scomode: Costituzione, Quirinale, Consulta, magistratura, opposizione, giornali e … brutte donne. Obiettivo annunciato: presidenzialismo entro il 2013! Ecco, ha gettato la maschera, il caudillo! Il gioco ce l’ha lui, il Cav. Piaccia o no.

     Non sarà facile riprenderglielo. Anche perché, non di solo fumo si tratta. C’è la sostanza. O meglio, la sostanza che non c’è: un Pd che ancora una volta ha perso l’occasione del rilancio.  La convenzione di ieri poteva essere fatta al loft, attorno al caminetto. Come ai bei tempi. Con una differenza: che allora il Cav. era stato fatto sloggiare da Palazzo Chigi. Adesso, da un anno e mezzo, è lui l’inquilino. E a tutta l’aria di non essere di passaggio. La speranza è sempre l’ultima a morire. Adesso si spera (chi?) nelle primarie del 25 ottobre. Abbaglio. Comunque andrà, andrà male. Poca partecipazione? Flop totale, Pd a rischio di chiudere bottega. Grande partecipazione? Apoteosi dell’antiberlusconismo! Cioè, Il Cav. premier (o peggio) a vita.

Ecco in dieci mosse come far fuori politicamente Berlusconi

     Il 14 aprile 2008, in Italia, avviene un fatto nuovo nei palazzi della politica: Berlusconi, non solo stravince le elezioni politiche, ma nel nuovo Parlamento non entreranno Rifondazione, Comunisti Italiani, Socialisti boselliani, la Sinistra Arcobaleno e la sinistra critica. Una vera e propria debacle. Una rivoluzione politica, insomma. Berlusconi, stando ai risultati, prende con Lega Nord, Alleanza Nazionale e il siciliano Lombardo, ben 17 milioni di voti che corrispondono al 46,8% e, il suo rivale del PD, Veltroni, insieme a Antonio Di Pietro, solo 13 milioni e 686 mila voti pari al 37,5% dei consensi. Berlusconi, quindi, non solo avrà una maggioranza ampia, stabile e duratura per governare, ma dovrà restare a Palazzo Chigi per cinque anni. E, questo fatto, toglie il sonno a molti politici fra i quali De Benedetti (tessera n. 1 del PD), Massimo D’Alema, Violante, Mancino, Antonio Di Pietro e le famose toghe rosse quelle, per intenderci, collegate alla Associazione nazionale magistrati come più volte ha detto il ministro Brunetta che fanno della giustizia un uso politico.

     Il 7 giugno 2009, un anno dopo, Berlusconi alle Europee guadagna il 35% e 29 seggi, il PD il 26,13% e 21 seggi e Antonio Di Pietro l’8% con 7 seggi. Ma, un mese prima delle Europee, scatta il famoso piano X di dieci punti per rovesciare il premier. E’ la moglie Veronica Bartolini, detta Lario, a farlo scattare. 

Ma vediamolo questo piano.

1) Il 28 aprile Veronica chiama l’Ansa e mette per iscritto una email contro il premier che è suo marito. "Voglio che sia chiaro – spiega – che io e i miei figli siamo vittime e non complici di questa situazione. Dobbiamo subirla e ci fa soffrire". Alla domanda su cosa pensa del ruolo delle donne in politica, alla luce delle polemiche di queste ore, Veronica Lario risponde: "Per fortuna da tempo c’è un futuro al femminile sia nell’imprenditoria che nella politica e questa è una realtà globale. C’è stata la Thatcher e oggi abbiamo la Merkel, giusto per citare alcune donne, per potere dire che esiste una carriera politica al femminile". "In Italia – aggiunge la moglie del presidente del Consiglio – la storia va da Nilde Jotti e prosegue con la Prestigiacomo. Le donne oggi sono e possono essere più belle; e che ci siano belle donne anche nella politica non è un merito nè un demerito. Ma quello che emerge oggi attraverso il paravento delle curve e della bellezza femminile, e che è ancora più grave, è la sfrontatezza e la mancanza di ritegno del potere che offende la credibilità di tutte e questo va contro le donne in genere e soprattutto contro quelle che sono state sempre in prima linea e che ancora lo sono a tutela dei loro diritti".  "Qualcuno – osserva Veronica Lario – ha scritto che tutto questo è a sostegno del divertimento dell’imperatore. Condivido: quello che emerge dai giornali è un ciarpame senza pudore, tutto in nome del potere". 

2) Altro pesantissimo attacco della signora bolognese (che sia post comunista col portafoglio a destra la signora?)  contro Berlusconi è la partecipazione ad una festa di suo marito in un locale pubblico per festeggiare  una certa Noemi di Casoria (NA) che compie 18 anni e lo chiama Papi come tante altre ragazze.  Mio marito – dirà la Bartolini – è malato e frequenta minorenni.

3) Poi, Cossiga, sempre bene informato,  ci comunica che la signora Bartolini vuole 1 miliardo di euro per il divorzio  (2.000 miliardi delle vecchie lire) e, aggiunge, il Senatore a vita,  che il premier non le darà neanche un euro. Ci sono gli scatti  di Villa Certosa in Sardegna del fotografo Zuncheddu che dichiara che ne  possiede  centinaia di foto rubate che riprendono  il premier,  molte donne, e ospiti vari. tutto in spregio alla privacy.  Zuncheddu viene denunciato e minaccia di pubblicare i suoi scatti sui giornali europei. D’Alema, o "mezzo Stalin" (come lo definisce il buon Achille Occhetto), il capo indiscusso del PD, quello della barca a vela di 18 mq, quello dell’appartamento in affitto di un ente pubblico a Roma a prezzi stracciati, quello della scalata alla BNL tramite Unipol, annuncia l’imminente arrivo di scosse telluriche in Puglia dove c’è, guarda caso, Tarantini amico e procuratore di escort a Berlusconi. Ma le scosse telluriche non toccano Berlusconi perchè la Procura di Bari definisce  i suoi comportamenti non penalmente rilevanti. Ma poi Tarantini verrà  realmente arrestato per droga. D’Alema, a casa sua, per caso, ha un turbante e una sfera di cristallo, o c’è qualche toga rossa che lo informa scorrettamente sulle indagini in corso?

4) La stampa italiana è scatenata. Per 4 mesi Repubblica, l’Unità, Espresso, Corriere, il Sole 24 ore  e, da pochi giorni, Il Fatto, attaccano senza pietà il premier  di fatto delegittimandolo.

5) La stampa estera. In Europa sono molti i quotidiani del signor Murdoch (ma non solo) che attaccano Berlusconi, i suoi costumi sessuali, le escort, e il suo governo. La sua immagine ne esce a pezzi, è gravemente appannata. 

6) Berlusconi resiste, bisogna dargli la mazzata finale. Chi meglio dell’ex maoista sessantottino di Servire il popolo, Michele Santoro, da Salerno può azzopparlo? E don Michele lo fa volentieri sia perchè è una prima donna che non è secondo a nessuno, poi gli piace fare politica  faziosa e strumentale col mezzo televisivo e con lo stipendio da 800 mila euro l’anno pagato dai contribuenti e, infine, perchè nel suo DNA ha un odio politico viscerale verso la destra e i suoi esponenti che li mette alla berlina urlando, mistificando, tendendo trappole, facendo accostamenti arbitrari, e usando la clava. E la nuova trasmissione Annozero manda in onda di tutto:  prostitute, ragazze, Travaglio che parla delle escort che procura Giampy Tarantini al premier, il giornalista  Bocca  che afferma di avere paura a stare in Italia, (però  non se ne va mai dal paese di Bengodi descritto da Boccaccio nel Decamerone) della crisi delle aziende per dare addosso al premier, e di  Renato Brunetta indicato al pubblico ludibrio come il nuovo nemico numero 1 della sinistra italiana perché vuole combattere i parassiti che vivono di rendita in Italia.

7) La sentenza Mondadori: Berlusconi viene condannato a pagare 750 milioni di euro  a De Benedetti. Il PM in origine era la Boccassini e il giudice è Mesiano il quale nonostante avesse chiesto il trasferimento h preferito restare scrivere la sentenza Mondadori. Anche se il premier ha fatto ricorso e chiederà la sospensiva. In ogni caso 750 milioni di euro nei bilanci di Mediaset, Mediolanum, il Giornale, Panorama, PDL, Milan, Teatro Manzoni, e la Dolcedrago spa che controlla tutti i beni immobili del Cavaliere,  si fanno sentire. 

8)il Lodo Alfano che nell’esercizio delle loro funzioni (ma questo non lo scrive nessuno ndr) prevede che le alte cariche dello stato non possano essere processate. Un’altra mazzata in quanto Berlusconi ha dei processi in corso sia pure non di grande rilevanza. Ma Di Pietro,  che non dice una parola sui suoi numerosi  immobili di sua proprietà,  (prima di entrare in politica era povero in canna) esulta.

9) Santoro vuole riprendere il vecchio filone della mafia con il suo sodale Travaglio per dare il colpo mortale a Berlusconi.  Allora in Tv vedremo il figlio minore di  Ciancimino, la scheda , anzi il profilo penale di Dell’Utri, come lo chiama Travaglio,  e vedremo gli amici e conoscenti dello stalliere di Arcore tale Mangano.

10) Berlusconi è cotto. Si dimette. E’ questione di giorni.   E’ pronto il governissimo guidato da Montezemolo, il governo istituzionale guidato da Fini o un governo di transizione guidato da Casini. Quelli guidati da Letta o Tremonti per ora non sono  previsti da Napolitano.

     La scacco matto al re in dieci punti è stato compiuto e realizzato a tavolino.  Complici d’Alema, Di Pietro, De Benedetti (quello che è recentemente diventato cittadino svizzero anche se ha la tessera n. 1 del PD ma dichiara, al riguardo,  che non l’ha fatto per soldi. E allora poteva restare cittadino ebreo ma di nazionalità  italiana, ma non svizzera, perché la cosa, se permette, ci  puzza!  Concludo. Berlusconi ha uno staff di  consiglieri politici (Letta, Scajola, Bonaiuti, Cicchitto, Bondi, Schifani, ecc.). Ma che ci stanno a fare a Palazzo Grazioli in Roma  o ad Arcore?  Ora, il loro capo politico, è finito politicamente anche se ha sette vite come i gatti e può sempre risorgere esattamente come il vecchio Amintore  Fanfani della DC.

    Può durare ancora qualche mese. Ma  il piano X aperto da Veronica Bartolini che ha legami intensi con Repubblica (strana coincidenza Ezio Mauro, no?) è scattato e ha funzionato come un orologio. Ormai il premier deve salvare il salvabile, perché è troppo tardi. Egli è stato travolto dagli avvenimenti e ha reagito solo dopo un anno e mezzo. All’estero è impresentabile. Basta vedere la Merkel e la Obama come lo trattano. I quotidiani stranieri  lo vedono come un vecchio imprenditore e politico edonista e libertino  attorniato da belle donne e con tanto denaro. E  la politica che e ‘ il suo giocattolo. Peccato.

    Nel 1994 Berlusconi aveva cominciato bene, ma le toghe rosse, i comunisti e alcuni FARABUTTI l’hanno via via consumato e logorato. Ce la farà, il Nostro, a governare ancora altri quattro anni? Per me no. E’ un’impresa ardua, difficile e impossibile.  Allora gli do’ un consiglio (gratis) e disinteressato  che farebbe impazzire De Benedetti, D’Alema Di Pietro, Santoro,  Travaglio e le toghe rosse. Designare come suo successore, il Prof. Renato Brunetta, veneziano,  economista, e ministro della Pubblica Amministrazione. I Formigoni, i Fini, i Casini, i Tremonti, i Montezemolo, e i Letta non possono competere con l’intelligenza, la popolarità, il coraggio e la bravura di Brunetta. Ed è la miglior vendetta che il Cavaliere può fare verso i  suoi acerrimi nemici politici che lo hanno già massacrato e delegittimato con il piano X  fatto da 10 punti scattato un mese prima delle Europee.

Berlusconi conferma che "il governo va avanti tranquillamente, serenamente, se possibile con più grinta di prima”

"C’è un capo dello Stato di sinistra e c’è una Corte Costituzionale con undici giudici di sinistra che non è certamente un organo di garanzia, ma è un organo politico come si è visto in questa occasione". Parola del presidente del Consiglio, all’indomani della bocciatura del Lodo Alfano. Su Napolitano Berlusconi aggiunge: "Il presidente della Repubblica è stato eletto da una maggioranza che non è più maggioranza nel Paese, una maggioranza di sinistra, ed ha le radici totali della sua storia nella sinistra. Credo che anche l’ultimo atto di nomina di un magistrato della Corte dimostri da che parte sta".

Berlusconi conferma che "il governo va avanti tranquillamente, serenamente, se possibile con più grinta di prima, perché si sente assolutamente necessario, indispensabile, alla democrazia, alla libertà, al benessere di questo Paese. Abbiamo governato senza questo Lodo per cinque anni, dal 2001 al 2006. Continueremo a governare senza questo Lodo. Ci sono due processi farsa, risibili, assurdi, che illustrerò agli italiani, anche andando in tv. Mi difenderò più spesso nelle aule dei tribunali facendo esporre al ridicolo gli accusatori, mostrando a tutti gli italiani di che pasta sono fatti loro e di che pasta sono fatto io".

Berlusconi conclude: "Per fortuna che Silvio c’è, altrimenti il Paese sarebbe nelle mani della sinistra che ha una organizzazione di una minoranza della magistratura che usa il potere giudiziario ai fini di lotta politica, ha più del 70% della stampa che è tutta di sinistra con in testa Repubblica e gli altri giornali, ha tutti i programmi di cosiddetto approfondimento politico con la tv pubblica pagata con i soldi di tutti".