Doveva essere il giorno del grande strappo e dell’annuncio del suo addio al Partito democratico, ma alla fine Francesco Rutelli ha scelto di rimanere in silenzio, lasciando che a parlare fossero i suoi compagni dell’Associazione del buon governo, presentata oggi a Palazzo Ruspoli insieme al documento programmatico che segna l’atto di nascita di quello che, di fatto, è un partito in embrione.
Un documento snello di una sola pagina, accompagnato da 11 firme tra cui spiccano quelle di Bruno Tabacci, deputato Udc, di Lorenzo Dellai, presidente della Provincia autonoma di Trento e fondatore della Margherita – ambedue presenti all’incontro con la stampa -, del sindaco di Venezia Massimo Cacciari e dell’ex ministro agli Affari regionali del governo Prodi, Linda Lanzillotta. Oltre a quella di Francesco Rutelli, che ascolta, senza prendere la parola, e incassa le lodi dei presenti.
"L’enzima che ha prodotto questo gruppo di lavoro", lo definisce Andrea Mondello, che poi cita Voltaire e spiega: "Non stiamo invitando gli italiani a cercare nuove terre ma ad avere nuovi occhi".
"Quello presentato oggi è l’inizio di un percorso politico, niente di più e niente di meno", ha detto Lorenzo Dellai. "Niente di più nel senso che il lavoro da fare è molto, anche se i primissimi segnali di interesse ci fanno essere fiduciosi; ma niente di meno perché quello che abbiamo deciso da fare non è un club di riflessione culturale, né ci interessa fare un piccolo partitino degli scontenti", ha continuato.
Alla base c’è un’idea comune della crisi che attanaglia il paese: "In Italia siamo nel mezzo di una ‘Guerra dei quindici anni’ che si ostina a non finire: che anzi continua a radicalizzarsi e sta sfibrando le istituzioni, l’economia e il tessuto sociale", si legge nel documento.
Destra e sinistra, secondo i firmatari, hanno fallito; la prima perché pur essendo fornita di un "capo indiscusso, una larga maggioranza in Parlamento e significativi consensi popolari" non riesce a governare, la seconda perché priva di una cultura politica originale e pertanto incapace di fornire un’alternativa politica.
Un argomento, quello del fallimento del bipolarismo all’italiana, sul quale ha insistito Tabacci, che ha denunciato "la personalizzazione estrema che il sistema democratico italiano non conosceva, importato da altre realtà come il sistema americano o quello russo".
In questo vuoto, c’è uno spazio di manovra. "Occorre costruire una nuova offerta politica. C’è un largo spazio di opinione insoddisfatta e di potenziali consensi per chi sappia rappresentare in modo credibile l’interesse generale e organizzare le nuove opportunità del futuro".

